A PROPOSITO DELLE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA
Leggo, con un po’ di stupore, le dichiarazioni del Presidente di Confindustria, Andrea Bolla, all’indomani del risultato elettorale, nelle quali esprime compiacimento per la vittoria del centro destra, affermando che “…siamo in una situazione potenzialmente storica….” essendo Comune, Provincia, Regione e governo nazionale nelle mani di persone capaci, in un quadro politico omogeneo, per cui il messaggio è (più o meno come all’indomani di qualsiasi appuntamento elettorale): “Bene, adesso avete preso i voti, datevi una mossa”. Lo stupore nasce dal fatto che a Verona, a parte la parentesi Zanotto, il centro destra guida Comune e Provincia da tantissimi anni, la Regione era di centro destra anche prima, quando il governatore era Galan, e il governo nazionale (a parte la breve parentesi del governo Prodi) è stato nelle mani del centro destra a più riprese. Non si capisce, quindi, che cosa abbia impedito in tutti questi anni la messa in atto delle scelte strategiche auspicate da Confindustria, a cominciare dalla definizione di strategie precise su aereoporto, quadrante Europa, infrastrutture ferroviarie, fondazione Arena e quant’altro. L’unica certezza emersa finora è quella di procedere alla devastazione del territorio con il Traforo delle Torricelle, la progressiva cementificazione di tutto il cementificabile, senza alcuna vera programmazione che tenga conto della necessità di tutelare l’ambiente e il territorio, di provare a immaginare quale potrebbe e dovrebbe essere il futuro di Verona sotto il profilo dello sviluppo industriale, visto che siamo ancora nel pieno di una crisi economica pesantissima, con la perdita di migliaia di posti di lavoro; sviluppo industriale che è condizione primaria per poter pensare anche allo sviluppo di un terziario di qualità, che non può tradursi – come è stato finora – nella mera proliferazione di centri commerciali, ma che deve guardare ai servizi per le imprese, alla logistica, allo sviluppo delle reti telematiche. L’impressione – in questo anno e mezzo di crisi – è che il sistema delle imprese sia rimasto sostanzialmente in una posizione di “attesa” anziché provare davvero ad investire in ricerca e innovazione, a rilanciare i distretti produttivi, a ripensare a che cosa e a come produrre. Da più parti si parla, da tempo, della necessità di investire nell’economia “verde”; lo abbiamo scritto anche nei protocolli d’intesa firmati a Verona con tutte le associazioni imprenditoriali, Confindustria compresa, perché il rischio serio che corriamo – come territorio e come sistema Paese – è quello di aspettare una ripresa economica mondiale che prima o poi arriverà, ma che rischia, qui da noi, di arrivare troppo tardi, quando – nel frattempo – centinaia di imprese artigiane e di piccole e grandi industrie hanno già chiuso o rischiano di chiudere, anche per effetto dei ritardi storici su materie determinanti, dalle politiche energetiche alle infrastrutture davvero necessarie. Bisogna uscire dall’attendismo e mettere in campo idee, proposte, sinergie, magari con un occhio rivolto al mondo del lavoro, che da tempo attende risposte precise sul tema del fisco, sul problema dei salari (che in Italia restano fra i più bassi d’Europa), su politiche industriali in grado di rilanciare l’economia e creare nuovi posti di lavoro. I lavoratori di Glaxo, Cartiera Cadidavid, BPW Italia, Cardi, del termo meccanico, dell’edilizia, del marmo, del legno, di tutti i settori in crisi, chiedono risposte, strategie chiare, risultati concreti. Adesso che la campagna elettorale è finita, bisogna ripartire da qui, rimettere in piedi i tavoli di confronto e, soprattutto, non spegnere i riflettori della politica sui temi del lavoro.
Carla Pellegatta Segretaria Generale CGIL Verona Verona, 1 aprile 2010 |