VERONA E LA CRISI. Quelle che riusciranno a superare questo mese potranno dirsi abbastanza fuori pericolo. È l’impressione di rappresentanti di aziende e sindacati
Settembre decisivo per le imprese Sandro Benedetti Riaperte le industrie dopo le ferie, tra ammortizzatori in esaurimento e timori per l’autunno: soprattutto per il lavoro Martedì 01 Settembre 2009 ECONOMIA, pagina 33 giornale e-mail print
C'è chi l'ha definito una sorta di deadline: l'impressione è che chi passerà indenne il mese di settembre potrà dire di avercela fatta. Perché la giornata di ieri non è stata solo simbolica. Sono state molte in Italia le industrie, appartenenti per lo più alla piccola e media impresa, a doversi confrontare con i propri bilanci e decidere se riprendere o meno l'attività dopo la sosta estiva. Perché è chiaro che, con le ore di cassa integrazione ordinaria ormai agli sgoccioli per molte imprese, la riapertura degli stabilimenti deve infatti fare i conti anche con i colpi di coda della crisi che, se pure in via di superamento, rischia di lasciare a terra ancora qualche vittima. Anche a Verona la preoccupazione per un autunno difficile esiste. Soprattutto nel mondo sindacale. «L’autunno, ormai prossimo, si preannuncia pesante. Non solo la crisi non è finita, ma l’esaurirsi delle risorse per gli ammortizzatori sociali rischia di mettere in ginocchio numerose imprese e di determinare una vera e propria emergenza occupazionale». Non ha dubbi Carla pellegatta, segretaria generale della Cgil veronese, nel descrivere una situazione preoccupante, anche alla luce dei dati, riportati recentemente proprio da L'Arena, sull’aumento dei cittadini veronesi che vivono sotto la soglia della povertà». Non solo, ma secondo la Cgil scaligera «la crisi rischia di essere più pesante per il nostro Paese e anche per la nostra provincia, a causa di un sistema industriale formato in prevalenza da piccole e piccolissime imprese, che hanno maggiori difficoltà nell’accesso al credito ed a realizzare investimenti finalizzati alla ricerca e all’innovazione di processo e di prodotto». PATTO ANTICRISI. pellegatta aggiunge però che «a Verona, nei mesi scorsi, abbiamo sottoscritto un importante Patto anticrisi con la Provincia, la Camera di commercio, tutte le associazioni imprenditoriali. Prima delle ferie, insieme a Cisl e Uil abbiamo fatto un giro di incontri con Confindustria, Api, le associazioni artigiane, Camera di commercio, con l’assessore al lavoro della Provincia e altri soggetti, proprio per condividere una serie di ragionamenti e anche di proposte da mettere in campo alla ripresa autunnale. Ora speriamo che quel protocollo possa trovare rapidamente una piena e soprattutto concreta attuazione». Un lavoro di squadra, dunque, per affrontare un settembre che si annuncia difficile. Ma in casa imprenditoriale non viene meno la fiducia. «La crisi non va in vacanza, ma a settembre riapriremo le nostre aziende. Noi ci crediamo, credeteci insieme a noi». È questo il messaggio che Apindustria lancia «anche in risposta al tormentone estivo, argomento di molti salotti vacanzieri e stucchevole diatriba tra ottimisti e pessimisti, su quante aziende avrebbero riaperto a settembre» afferma perentorio il direttore dell'Apindustria di Verona Luciano Veronesi. «La realtà con la quale le pmi dovranno confrontarsi», dice, «va analizzata partendo dal mondo della finanza, origine della catastrofe, per analizzare ai settori economici che sono stati più colpiti dalla crisi quali l’edilizia, il comparto automobilistico, i beni voluttuari e di lusso. Se la finanza, banche in primis, ha trovato un parziale equilibrio che al momento sta conferendo una certa stabilità al sistema», dcie ancora Veronesi, «per l’economia reale non vi sono elementi che assicurino inversioni di rotta anzi, l'autunno-inverno non è certo un periodo favorevole. Il segnale che arriva dagli imprenditori è che, pur obbligati a ricercare, sulla base degli attuali ridotti fatturati, il miglior equilibrio tra conto economico e salvaguardia della capacità produttiva, ci sono e non molleranno facilmente». ATTENZIONE AI COLPI DI CODA. La cautela spinge a sottolineare che la crisi non è ancora superata e che ci si devono attendere altri colpi di coda della recessione, ma sulle imprese veronesi la pressione ha cominciato ad alleggerirsi e, sia pure con estrema cautela, le aspettative appaiono oggi meno negative rispetto a qualche mese fa. Lo ha confermato a metà agosto l’indagine congiunturale di Confindustria Verona, che ha evidenziato i primi segnali di rallentamento della fase recessiva più acuta. Lo stesso vale anche per le previsioni sul prossimo trimestre: secondo le rilevazioni la fase di lenta risalita dell’economia locale potrebbe protrarsi anche in autunno, con produzione, ordini e occupazione in parziale recupero anche se di segno ancora negativo (ma Verona continua a fare meglio della media del Veneto). Di buon auspicio l’aumento delle aziende che affermano di avere un livello di liquidità «normale» e la disponibilità a investire fin dai prossimi mesi, che sfiora la metà del campione. «Il sistema produttivo veronese nei mesi scorsi ha dimostrato di saper reggere meglio all’impatto della recessione rispetto ad altre aree del Nordest e ha tutte le carte in regola per riprendere il proprio cammino», conferma Luigi Carlon, vicepresidente per il Centro Studi di Confindustria Verona. «L’industria scaligera, sia pure in un periodo segnato da una crisi drammatica, ha potuto contare sugli effetti positivi di una consolidata diversificazione sia dal punto di vista dei settori produttivi che per la destinazione delle esportazioni sul mercato interno e all’estero. Siamo convinti che ciò possa rivelarsi un vantaggio competitivo per tornare a crescere una volta consolidata la ripresa. Resta naturalmente la necessità di moltiplicare gli sforzi e gli investimenti in innovazione e ricerca per incrementare la competitività e di continuare a credere nel futuro delle aziende. Ma sappiamo bene che questo atteggiamento positivo non è mai mancato tra i nostri imprenditori, e Confindustria Verona», conclude Carlon, «sarà accanto a loro con fermezza e realismo per superare gli ostacoli e ripartire». PERPLESSITÀ DEGLI ARTIGIANI. «Da tempo la Confartigianato esprime le proprie perplessità sul fatto che la ripresa sia dietro l’angolo» è il commento del presidente della Confartigianato di Verona, Ferdinando Albini. «Eravamo e restiamo convinti», continua il leader dell’organizzazione imprenditoriale, «che il ritorno ad una normalità quantomeno apprezzabile, in Italia, lo vedremo a partire dalla tarda primavera del 2010. Gli artigiani riprenderanno, dopo questo periodo di ferie che è servito anche per tirare il fiato sul piano delle spese, con la consapevolezza di dover tenere duro». I settori che stanno pagando il dazio più pesante, dice ancora il presidente Albini, «sono quelli dell’edilizia e in generale delle costruzioni, del legno e dell’abbigliamento, ma non dimentichiamoci che tutti stanno subendo la contrazione dei consumi. La ripresa economica e finanziaria, se in alcuni Paesi è in corso, non avrà effetti immediatamente visibili sulla produzione e sull’economia reale». |